Luigi Catteruccia - i giorni dello strologo
Recensione di "Lo Strologo" pubblicato da Rusconi nell'ottobre del 1987 A cura di Antonio Sorbo
Gli abitanti di un paese sono i protagonisti indiscussi di questo romanzo, ambientato in un paese dell’alto Lazio ( Sermugnano). L'ambiente, la Tuscia, è sempre presente, come un quadro agreste, ritratto in linee dure, che è parte integrante della vita dei Sermugnanesi di cui ne scandisce anche i ritmi; prima viene la semina, poi l’insolfatura, poi la mietitura e infine la vendemmia.
La narrazione spazia in un arco temporale che va dai primi anni ’30 agli anni ’70, attraverso avvenimenti storici che hanno segnato profondamente l’Italia: la guerra, l’industrializzazione, l’emancipazione sociale e il ‘68. Tutti vissuti intensamente, nel rispetto delle tradizioni ma con l’incalzare della modernità “si avvertono già, anche nei centri rurali, i prodromi di una nuova era, l’esigenza di ammodernarsi, il proposito di cambiar le cose in meglio, di progredire, di scrollarsi di dosso indecisioni e antichi timori, di conquistare nuovi traguardi.”.
Gli avvenimenti si susseguono a ritmo incalzante intorno alla figura dello Strologo, il cosiddetto Guaritore di Poggio Alto; erborista e taumaturgo che deve convivere suo malgrado con allucinanti visioni,conferma delle sue risorse divinatorie, della sua arcana facoltà di interpretare il futuro. Suo confidente segreto e compagno di mille discorsi, diventa un quadro. L’effige “dal ghigno beffardo” di Niccolò Machiavelli. Il Catteruccia ottiene così “un simbolico connubio che onora la regola dei contrasti…. Lui (Macchiavelli) il maestro dell’essenziale, dell’analisi precisa, del rigoroso aut aut. Lei (lo Strologo), invece, l’uomo del prodigio empirico, delle intuizioni astratte, indefinite, al limite del razionale.”.
Catteruccia sceglie una lingua semplice per raccontare di persone semplici, ma la comunicazione si svolge sempre in modo sottile, giocando sul confine tra ciò che è veramente semplice e ciò che è semplicemente vero. Si alternano numerosissimi personaggi, di svariata estrazione sociale (gerarchi, "borghesi", popolani), laici e religiosi, figure di tutte le età. È un vero e proprio universo ispirato alla realtà del borgo, senza limitazioni nè di carattere morale, nè culturale. Vi sono infatti nobili e mascalzoni, maestre e uomini poveri di spirito, donne fedeli e spregiudicate figure femminili, personaggi storici e di invenzione. Così, le condotte dei personaggi sono ispirate sia a ideali elevati sia a interessi materiali, non ultimo l’amore. Semplici storie di vita contadina sono il sale di questo romanzo, dalle burle boccaccesche alle incomprensioni linguistiche dei protagonisti sempre etichettati. Nessun in paese viene più chiamato con il proprio nome, ed ecco presentarsi Sborniafissa, Bruciasoldi, Trappoletta e Strappafelci emblemi di una schiettezza e sincerità sempre più rara:
“Fateje magnà la breccia, acconnita col pietrisco”
“Il Signore ce l’ha mandato bono e..dunque.. bisognerà che cheduno lo béa”.
D'altronde, Catteruccia, cogliendo le sfumature di questo mondo con sottigliezza mirabile, non racconta solamente la rigorosa durezza della gente di paese che si sveglia alle tre per andare nei campi a guadagnarsi da vivere, ma ne narra anche i pettegolezzi, gli amori e l’attrito sempre forte tra il Borgo Vecchio e il Borgo Nuovo che spesso arriva a sfociare in un ridicolo campanilismo.
“Per non dare soddisfazione a quei presuntuosi dell’altro borgo, tutti signori con la puzza sotto il naso”
“e il noi sappiamo e voi no divenne motivo d’orgoglio per gli uni e di scorno per gli altri”
“per antica consuetudine le donne di Borgo vecchio erano sempre le prime ad entrare in chiesa”
“le signore del paese nuovo nei banchi della fila di destra: quelle di borgo vecchio e qualche contadina nell’altra di sinistra.”
L’autore mette in risalto vizi e virtù, pregi e difetti di un mondo antico minacciato ormai dall’incalzare della civiltà che porta con sé progresso ma nel contempo disfacimento di quei valori che hanno contraddistinto finora questo antico borgo. Piccoli gesti di vita quotidiana che esprimono semplicità, devozione religiosa e politica, superstizione, amore per la campagna difesa e desiderata, fonte di sostentamento ma anche di riscatto sociale.
“ prese una spiga e si segnò tre volte”
“Poi la bandiera issata sulla cima dello stollo; nobile rivalsa dell’orgoglio contadino, poiché un buon raccolto significava soddisfazione comune e più pane”.
“radunate serali nelle osterie sulle piazzette dei forni pubblici riaccesi di notte per la cottura delle castagne e per raccontare i fatterelli del giorno e a colorarli di minuziosi particolari.”
“Si avvertivano già, anche nei centri rurali, i prodromi di una nuova era, l’esigenza di ammodernarsi, il proposito di cambiar le cose in meglio, di progredire, di scrollarsi di dosso indecisioni e antichi timori, di conquistare nuovi traguardi.” I campi vengono abbandonati, i giovani vanno alla ricerca di fortuna nelle grandi città del Nord “Ai primi operai di Borgo Vecchio che si trasferirono altrove, alle dipendenze delle più disparate industrie, ne seguirono altri.”. “Da oggi il paese è più povero” commentava don Rossi. Siamo ormai lontani dalla Guerra, il paese aveva pagato a caro prezzo il suo tributo di sangue, giovani ragazzi, spavaldi, incoscienti, travolti dagli eventi o forse solo giovani poveri ragazzi partiti con l’illusione di poter sfilar un giorno da vincitori ai Fori Imperiali. L’Italia aveva concluso la sua parabola con l’infausta appendice della guerra civile. Italiani contro italiani, rabbia contro rabbia, ritorsioni contro inutili vendette, sangue su sangue”.
Tutto è ormai alle spalle, le privazioni e gli stenti ormai solo uno sbiadito ricordo, la libertà e l’emancipazione postumi della Liberazione vengono a scontrarsi con i “reazionari” del paese legati ai loro cari vecchi valori, ma la gioventù ha il sopravvento come un uragano spazza via tutto. Ma proprio dalla bocca dello Strologo ormai esanime il Catteruccia fa pronunciare un monito alle generazioni future: “Dovete credere nel domani… dovete salvarlo. ….Il mondo ha corso troppo. Tornate indietro, finché siete in tempo. Il futuro è dietro di noi, alle nostre spalle….” .
** I virgolettati " " sono periodi tratti integralmente dal testo.
