Ricordo di Luigi Catteruccia
Un appassionato cultore delle tradizioni
La scomparsa di Luigi Catteruccia - di cui va ricordato, anzitutto, il decennale
ruolo svolto, con capacità e competenza, in seno al
Consiglio di Amministrazione del Consorzio per la Gestione delle
Biblioteche di Viterbo - ha aperto un doloroso vuoto nelle file di coloro
che dedicano la loro opera a mantenere vive le memorie e le tradizioni
della Tuscia.
Il suo nome rimane, infatti, legato ad una serie di pubblicazioni, in
primo luogo due volumi, che hanno incontrato molto favore. Nel 1980,
in “Gente di Maremma”, egli ha descritto (si potrebbe forse dire meglio,
“cantato”) le giornate e le occupazioni della gente semplice (in
particolare, i contadini) sparsa nelle vaste distese pianeggianti dell’Alto
Lazio. Sedici anni dopo, quella stessa società contadina ha trovato posto
nelle pagine di un gustoso romanzo, “I giorni dello strologo”, la cui
trama s’incentra sulla figura di un gentiluomo di campagna al quale
vengono attribuiti particolari poteri magici, e si svolge attraverso una
serie di vicende che vanno dagli anni della guerra d’Africa a quelli successivi
alla fine della seconda guerra mondiale. Come il libro precedente,
è un atto d’amore per le tradizioni locali e, nel contempo, la nostalgica
e dolente constatazione del loro progressivo dissolversi sotto la
spinta delle trasformazioni che hanno caratterizzato la vita negli ultimi
decenni. I vivi quadretti magistralmente tracciati in questi volumi hanno
suscitato un entusiastico interesse fin dalla loro presentazione.
Inoltre, già nei primi anni della sua attività di scrittore, le vicende avvenute
durante il Medioevo nel feudo di Seppie avevano trovato posto
nel soggetto per lo schermo “Il Castellaccio”, acquisito in seguito da un
agente cinematografico spagnolo.
Altri scritti di Catteruccia sono stati ospitati sulle pagine di questo periodico.
Si possono elencare in proposito: l’ampio commento introduttivo
alla pubblicazione del diario scritto da un militare di
Sermugnano fatto prigioniero dai tedeschi in Jugoslavia, dove era stato
sorpreso dall’armistizio dell’8 settembre, e successivamente deportato
in Germania; lo studio sulle origini delle credenze e tradizioni legate
alla “Grotta del Diavolo”, che si apre in un calanco della Valle di
Bagnoregio; una panoramica della vita semplice che si svolgeva a
Sermugnano negli anni Trenta. Sono pagine non legate alla contingenza
della cronaca, e quindi destinate a rimanere vive nel trascorrere del
tempo, come costante motivo d’interesse per gli studiosi. Dal canto
suo, chi scrive questa nota, per lunghi anni unito a lui da una profonda
e sincera amicizia, non potrà mai dimenticarne l’arguzia e la viva
simpatia. B. B.
