Brevi cenni storici

Questa piccola frazione del comune di Castiglione sorge su un pianoro tufaceo di 346 m. s.l.m. che dista 13 Km da Orvieto, 38 Km da Viterbo e 9 Km da Bagnoregio. Alla sua base scorrono il Rio Chiaro ed il Rio Cieco, piccoli torrenti che nel corso dei secoli hanno forgiato i fianchi dello sperone di tufo, parte delle ultime pendici dell’apparato vulcanico volsino.
Il pianoro fu già sede di civiltà molto antiche, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici e la tipologia insediativa, che ricorda quella protovillanoviana. Il nome dato al primordiale insediamento Etrusco e poi Romano non lo si conosce, come pure rimane oscura la derivazione dell’attuale appellativo di SERMUGNANO. Secondo la tradizione la costruzione del castello dovrebbe risalire a Desiderio, ultimo re Longobardo, che prima del 774, durante la lotta contro il pontefice Adriano I (772-795), avrebbe fatto erigere l’antico nucleo di questa fortificazione.
Si tramanda inoltre che il nome del luogo, derivi dal capitano di ventura Her Mugnen, ipotesi resa plausibile da un documento della seconda metà del XIV sec. In cui il sito veniva ancora ricordato, dopo Seppie e prima di Castiglione, come il Castello di Ser Mognano. Il famoso condottiero era stato incaricato dalla famiglia dei Conti di Bagnoregio, potenti feudatari del territorio, di costruire su questo sito una nuova e più moderna fortificazione.
I conti di Bagnoregio avevano ottenuto intorno al 1026 dall’imperatore Corrado II alcuni territori della Teverina ed avevano concentrato il loro sistema difensivo tra Bagnoregio, Civitella d’Agliano e Castel Fiorentino, fino a raggiungere Celleno. Sermugnano rappresentava la rocca più avanzata a Nord-Est, in direzione del Tevere, della linea di difesa di questa famiglia. Un secolo più tardi (1160), Irmilla dei conti di Bagnoregio, dopo la morte del marito Raniero, divideva il proprio feudo, lasciando i castelli posti ad ovest di Bagnoregio al figlio Adinolfo, mentre a Rainaldo concedeva Seppie, Civitella d’Agliano, Paterno e Sermugnano. Ritenuto di grande importanza strategica, questo borgo nel XIII secolo dovette fare atto di sottomissione ad Orvieto.
La totale dipendenza da questa città è testimoniata da un documento del 1220, una sentenza in cui un giudice orvietano, esercitando la propria giurisdizione, procedeva contro un proprietario di Sermugnano in seguito ad un omicidio. In questo atto, tuttavia, non si parla ancora di castrum: il 18 dicembre la partizione dei beni di tal Rolandino Accarini, coinvolto nei fatti, veniva realizzata " ...in burgo Sermugnani... " , presso la chiesa di S. Michele.
Nel 1340 Sermugnano era occupato dai Monaldeschi della Cervara, fazione avversa ai Monaldeschi della Vipera, a cui il castello passava circa cinque anni più tardi. Nel 1351 forti contrasti famigliari coinvolgevano ancora Sermugnano, ormai suddiviso tra numerosi proprietari. Tra il 12 e il 24 marzo, dopo la cacciata dei Monaldeschi di Pepo dal Cane, di una fazione avversa dei Monaldeschi " ... con cavalieri et con pedoni et balestrieri... " assaltava Seppie, mentre i suoi nemici si rifugiarono a Sermugnano. I contrasti tra i diversi rami della famiglia dei Monaldeschi, rendevano molto instabile la situazione dei territori della Tuscia, come ricorda la Cronaca di Cipriano Manente: " ...ogni fazione faceva al peggio fare cruda et aspra guerra, con rovina della casa et patria loro... " .
Nel luglio di quello stesso anno, dato che non si sedavano i contrasti che dividevano Orvieto, Cecco " ... se ne uscì di Orvieto con trenta cavalieri e con cinquanta fanti et andossene a Sarmognano ... " di cui possedeva una parte. L’altra era " ... dei figli di Lelle e di messer Agnilo che stavano dentro in Sarmugnano e non si guardavano da Cecco di Nicolò e non offendevano a nulla delle parti... si chè Cecco ci entrò dentro con questa gente et presero Petrucciolo di Lelle... " . Nero, fratello di Petruccio riusciva tuttavia a fuggire ed a chiedere aiuto agli alleati che ad agosto " ... furo intorno a Sarmugnano per forza et presero Ceccho de Nicolò et sì l’occisero che tutto il tagliaro a pezzi... " .
A Sermugnano continuavano gli scontri tra le fazioni Monaldesche. In quest’epoca, il borgo doveva già avere assunto la struttura urbana che ancora in parte conserva. La posizione dominante del sito, non integralmente difesa dal dirupo naturale, rese necessaria la costruzione di una cortina muraria fortificata, lungo tutto il perimetro del borgo. Verso Nord-Ovest il sistema difensivo coincideva con il castello medioevale, la cui muratura originaria è ancora oggi riconoscibile, nonostante le trasformazioni subite nel corso dei secoli. Tutta la composizione urbanistica medievale di Sermugnano è impostata su resti del vecchio castello, che costituisce il fulcro attorno a cui vennero costruite le abitazioni.
Il piano della città è rappresentato da uno schema modesto e semplice ad avvolgimento, formato da un anello di case che si chiude intorno ad un centro, Piazza Castello. Quando l’organismo urbano incominciò a crescere, il circuito murario diventò un confine costruttivo, che impediva lo sviluppo demografico ed economico. Si rese inevitabile l’addossamento alle mura di nuove abitazioni e l’apertura di ulteriori porte e relativi sottopassi. Si riconoscono oggi alcuni tratti dell’antico circuito murario, come quello curvilineo in largo del Bottina. Negli anni Ottanta del 1300 venne stipulata una tregua dalla città di Orvieto a cui parteciparono tutti i castelli dell’Alta Teverina, compresi Lubriano, Cervara, Seppie ed il castello detto di Ser Mognano.
Alla fine del XIV secolo il castello era ancora sottomesso ad Orvieto che lo concedeva a Corrado Monaldeschi, unendolo al viscontado di Lubriano. Nel 1413 Sermugnano, coinvolto nelle più generali questioni di politica nazionale ed internazionale, veniva occupato da Ladislao Re di Napoli che ne faceva la base degli attacchi condotti contro Orvieto. In quello stesso anno il castello era bruciato dai fiorentini. Circa venti anni più tardi, nel 1439 furono gli eredi di Corrado Monaldeschi a suddividere la proprietà del feudo che gestivano in comune: Sermugnano veniva unito alle fortificazioni di Castiglione, la Cervara, Poggio e Onano. Nel 1450 passava al conte Fabrizio Baschi che da tempo vantava diritti sul territorio. I Baschi tennero il castello per circa un secolo e nel 1550, in linea femminile, lo concessero a Ercole Vitozzi di Orvieto che fece diversi lavori di ristrutturazione interna.
L’antica fortificazione è ormai connotata da caratteri riconducibili ad un palazzo nobiliare, a causa delle profonde trasformazioni avvenute nel corso dei secoli, ed ha perso le caratteristiche proprie del castello medievale. Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo vennero modificate le strutture interne del palazzo ed ampliato il salone centrale per i ricevimenti; l’architrave del camino porta ancora incisa la scritta Hercules Vitotius. Nel XVI sec. la piazza di fronte al castello viene ridimensionata dalla costruzione della chiesa della Natività di Maria, edificata in aderenza al palazzo baronale. Questa trasformazione ha presumibilmente indotto alla coeva definizione di Piazza N uova, un nuovo spazio comune posto fuori le mura, ad uso commerciale e sociale. Quando nel 1615 Camilla Vitozzi, ultima erede della famiglia, fece testamento, concesse tutti i beni che possedeva in Sermugnano all’Ospedale romano del Santo Spirito in Sassia, come testimonia lo stemma posto sul portone principale.
All’inizio del 1700, per le difficoltà economiche che avevano colpito l’Ospedale, il feudo veniva dato in enfiteusi alla famiglia Cioia che si impegnava a gestirlo per tutta le generazione allora in vita ed a migliorarne le condizioni, come si legge nell’epigrafe ancora conservata nel castello. Terminata l’enfiteusi dei Cioia Sermugnano diveniva proprietà dei conti di Marsciano, poi dei conti Pontici-Vaggi ed infine dei Pollidori che ne acquistarono la proprietà per venderla dopo poco alla famiglia Cialfi. Nella seconda metà del XIX sec. il processo di riqualificazione urbana si andava concludendo, grazie anche alla costruzione della chiesa di S. Silvestro, nata sulle fondamenta di quella preesistente, di origine benedettina. Lo studio delle planimetrie catastali ed un documento edito dal Ramacci, la sagrestia si trovava in un piccolo vano attiguo alla chiesa, sulla finestra della porta, il che fa intuire come la chiesa avesse un ingresso sulla parete longitudinale, con un orientamento diverso dall’attuale.
Un intervento necessario sul luogo di culto, per consentire di ridefinire il fondale della piazza grazie alla nuova facciata della chiesa. Anche se ha perso nel tempo i caratteri che ne testimoniano l’importanza, Sermugnano fu nel Medioevo un castello molto noto, base per numerose assalti ai nemici, ambito dai Monaldeschi. Proprio le vicende di questa famiglia, probabilmente, ne penalizzarono lo sviluppo. Dopo la fine della loro potenza, Sermugnano passò infatti nelle mani di feudatari minori che poco si interessarono alla sua conservazione, lasciando che perdesse il ruolo fondamentale di rocca fortificata, necessaria alla difesa dei più importanti centri vicini.